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Holding the cold Tears,the time is Ripe.
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21st-Aug-2011 01:31 am - RPS Fanfic: Misunderstood
miliband
Titolo: Misunderstood.

Autore: therann

Fandom: RPS – politica.

Personaggi: Edward Miliband ( Implicit Benoit Hamon/Yann barthès )

Pairing: HamIband

Rating: Verde.

Genere: Introspettivo.

Avvertimenti: slash, AU.

Disclaimer: direi decisamente necessari. Questi due adorabili cosi non mi appartengono – si appartengono a vicenda COFF – e non hanno fatto nulla di quello che c'è scritto sotto. O così dicono.




Proprio non capiva, Edward.
Proprio non capiva, per quanto si sforzasse, per quanto non pensasse ad altro da ben due giorni, per quale motivo vedere Benoît insieme a quel Barthès l'avesse messo cosi tremendamente a disagio.
E ben più di disagio si era trattato poi: il senso di nausea, quell'inspiegabile groviglio nello stomaco che si contorceva crudelmente nell'assistere impotente a quello scambio di vicissitudini, il lieve tremolio delle mani che aveva tentato di nascondere quando la cosa si era fatta fin troppo imbarazzante, quanto la smorfia di fastidio appena trattenuta.
Li aveva visti cosi tremendamente vicini, aveva sentito cosi chiaramente l'intimità tra loro da dovere allontanarsene con fretta, in una scia di patetiche scuse, risultandone scottato, ferito.

Ferito.
Inconcepibile, pensava. Perché mai avrebbe dovuto sentirsi ferito da questo?
Non lo riguardava affatto, era una cosa che gli sarebbe dovuta risultare del tutto indifferente.
Non riusciva a capire, non riusciva a trovare una sola ragione a quelle sensazioni, e quando aaveva realizzato che queste con la Ragione non avevano nulla a che fare, si sentì invaso di un opprimente senso d'agitazione.
D'un tratto inveì, nel momento in cui le mani nel lavabo pieno d'acqua e utensili sporchi riconobbero qualcosa di dannatamente familiare.
E mentre un imbuto veniva lanciato fuori la finesta--scagliata con una "discutibile" rabbia-- Edward continuava a non capire, non capire, e soppesare che forse era meglio cosi.
Camerozy



Titolo: I die each time you look Away.

Autore: therann

Fandom: RPS – politica.

Personaggi: David Cameron / Nicolas Sarkozy -Camerozy-

Rating: Verde.

Avvertimenti: slash, AU.


Disclaimer: direi decisamente necessari. Questi due adorabili cosi non mi appartengono – si appartengono a vicenda COFF – e non hanno fatto nulla di quello che c'è scritto sotto. O così dicono.


Riassunto: Non lo so, è ambiatata verso la "fine" della fase più critica dell'ultima crisi economica ed parla del momento in quei in questi due è scoppiata la scintilla. E' la prima Camerozy mai scritta in fandom italiano e non ne vado fiera. Per inaugurare, e perché a quest'ora non ci capisco na mazza <3


Era stato un solo sguardo.
In tutta la mattinata, non c'era stato che un semplice sguardo.
Ritto in piedi, le mani che seguivano e incorniciavano un discorso altrosì
concitato, nel tono fermo e sicuro degno di un capo di Stato.
Aveva ascoltato, uno per uno,tutti gli altri esponenti. Le loro espressioni
neutre, le loro voci piatte, i loro ipocriti sorrisi di circostanza di
cui il loro mondo era farcito.
Discorsi già sentiti.
Discorsi vuoti.
Poi l'aveva visto alzarsi, ottenere l'attenzione con un semplice quanto rispettoso colpo di tosse.
L'aveva visto.
Forse per la prima volta da quando era entrato in carica, l'aveva visto davvero. Tutto ciò che non era Nicolas, in quel momento, non aveva importanza ai suoi occhi.
Si sistemò il nodo della cravatta allentandolo appena, nel tentativo di
prendere l'aria che aveva improvvisamente deciso di mancare,
l'espressione assorta quasi in contemplazione della sua figura.
L'aveva sentito parlare, e in tutta quella mediocrità, aveva intravisto l'unicità.
La sua unicità.


Dieci minuti.
Frasi
importanti, parole ricche di quella speranza che molti avevano perso
in quella situazione cosi critica che si protraeva da fin troppo tempo.
Dieci minuti per saggiare attentamente con lo sguardo il taglio dei suoi
occhi, il profilo delle sue labbra, l'accennata magrezza che si
nascondeva sotto l'abito impeccabile.
E forse fu proprio quel suo
sguardo insistente, al finire del suo suadente verbare in quella lingua
che aveva sempre odiato, cosi frivola.
Fu proprio quello sguardo forse, che indusse l'altro per la prima volta a voltarsi impercettibimente verso di lui, a guardarlo per la prima volta, colto da una insita curiosità, o da un semplice e più probabile moto di fastidio.
Poi era successo, era stata questione di un attimo.
I loro occhi si erano incontrati.


E tutto ciò che fu, fu solo uno sguardo.


Ebbe l'impressione che si stessero risucchiando l'uno nell'altro, David, con una forza e un entità che era loro propria.
E per un assurdo quanto patetico motivo, si ritrovò a desiderare di avere quello sguardo su di se, solo su di se, per sempre.
Si erano fissati a lungo, discretamente,  senza proferire parola.
Avevano intrecciato tele di sottointesi, di sguardi sfuggenti, di sospiri a metà, di frasi non dette.
Cosi come era il loro rapporto, che non si sarebbe neppure potuto definire tale, non ancora.


Poi si era voltato.


Quella piccola intesa che si era venuta a creare spezzata in un istante.
E come scioccamente si soprese a pensare più tardi, si era sentito quasi morire, nell'essere privato della sua attenzione.
Perchè ogni volta che lui guardava più in la, David si sentiva in un certo qual senso, a lui ancora ignoto, vuoto.


Ogni volta che Nicolas lo lasciava indietro...lui moriva.



« I die each time you look away. »


3rd-Dec-2010 03:37 pm - In course of Time.
GNAH
- Titolo: In course of Time.
- Personaggi: Arthur Kirkland (UK),Antonio Fernandez Carriedo (Sp) + accenni Francis Bonnefoy (Fr) e Alfred F.Jones (U.S.A)
- Genere: Introspettivo,malinconico
- Rating: Verde
- Avvertimenti: Shonen-ai,One shot
- Conteggio parole:1102
- Note: One shot ricavata dal post di una mia role SpUk.



Nel corso dei suoi anni, aveva dato per scontato tante cose.
Nel corso dei secoli si era convinto, con sempre più certezza, che ci sarebbero state cose nella sua vita che non sarebbero mai cambiate.
Dal primo passo, dal primo sospiro, aveva imparato che le cose più banali sarebbero state anche le uniche a /rimanere/.
Dal primo schiaffo che aveva ricevuto da quel fulvo ragazzino appena più grande di lui, dalla prima tirata di capelli, al primo osso rotto, mentre difendeva come poteva quello che sentiva essere parte integrante di se. La prima frase sputata con astio, contro quell'uomo che insisteva per essere chiamato padre, quando lo usava solo quando gli faceva comodo.
Quando aveva, forse, capito che significasse odiare.
Apprendere l'arte della spada, poi quella dell'arma da fuoco. Degli intrighi dei politici, delle lotte, dei fratricidi per il potere. Tutto questo sarebbe rimasto.
Di quando l'innocenza dei giorni passati a traversare foreste con quella lepre che l'aveva abbandonato /troppo/ presto, era svanita lasciando posto alla sola sete di potere e sangue, di quando la morte si era specchiata come un’ombra minacciosa nei suoi occhi. Quegli occhi verdi, troppo puri per essere macchiati di quei peccati che pian piano andavano accumulandosi tra le sue dita affusolate.
Aveva imparato Arthur, che avrebbe dovuto presto smetterla di credere di poter convivere in /armonia/ con qualcun altro che non fosse lui, o quei graziosi esseri traslucidi che venivano di tanto in tanto a fargli visita.
Era a questo che pensava, mentre sentiva distintamente la sua voce, trappassargli il timpano, scoppiare prepotentemente nella sua testa, espandersi dolcemente attraverso il suo corpo, impregnarne le fibre.
Nell'eco dei suoi ricordi, che si mischiavano con insolita semplicità a quelli che stava rimembrando l'iberico a parole, dove lui tappava i buchi, collegava e ricuciva, le piccole recrudescenze del mondo che l'atro aveva portato con sé. Aveva sperato, lungi dal rimirare certi aspetti del suo essere, che in quell'affluire portentoso di reminescenze di ritrovare il suo sorriso quando meno se lo sarebbe aspettato.
E allora l'aveva visto, spuntare giocondo da quel fogliame urlando parole a lui al tempo incomprensibili, quelle braccia all'ora esili che l'avevano abbracciato con forza, inondandolo di una tenerezza che mai, /mai/ aveva provato, appurato sulla pelle. Il suo primo rossore.
Il primo accenno d’imbarazzo nel suo esistere. Nel chiudere gli occhi, cercando ancora, scavando affondo, riallacciando i legami recisi, mentre la stretta tiepida e appena salda di quell'ammasso di cm che saltellava tra un albero e l'altro si trasformava nella presa calda e poderosa dell'uomo che lo stava stringendo a se, reclamandolo suo, reclamando quei privilegi che si era guadagnato nel tempo, nei /millenni/, a volte in maniera tanto discreta da risultare muta persino a se stesso.
Ritrovarlo in quegli anni d'oro, a faccia a faccia mentre si contendevano un ruolo che era solo che un’ennesima maschera. Ritrovarlo nel fango, che per la prima volta si mischiava alle sue lacrime nel giorno di quella maledetta Indipendenza, dove aveva appreso forse definitivamente quanto fosse vera quella sua credenza.
Tutto se ne sarebbe andato, prima o poi.
Nel silenzio del Tempo, nel cuore aveva soffocato il suo ricordo con altri ben più dolorosi, di quando si buttava tra le braccia del francese che nonostante tutto continuava a far parte di lui, seppur l'avesse tradito nonostante la promessa. E aveva appreso di quanto quella tenera promessa scambiata quando avevano sì e no mezzo secolo fosse in un certo senso perdurata nel tempo, nel ritrovare /ancora/, il suo sorriso.
Come pian piano, senza neanche rendersene conto si fossero avvicinati tanto, nemmeno lui sapeva spiegarselo. Di come si fosse sentito completo, nell'aderire il corpo al suo, nell'unire i respiri. Di come tutta la solitudine che aveva permeato il suo animo svanisse improvvisamente, lasciando solo un vuoto felice, che lo faceva galleggiare per pochi istanti in aria, perso.
"To fall in love".
Era capitolato, ne era certo. Era capitolato quando già non ne aveva più memoria. Ed era nella sua incapacità di saper amare, che l'altro aveva trovato gli appigli giusti per farglielo scoprire quel mondo che a volte aveva sfiorato avvicinandosi oltre Manica e oltre oceano.
Nella presa stretta dei suoi polmoni, mentre sentiva le lacrime scendere copiose seppur avvolte nel completo silenzio, che sentiva il cuore straripare di un sentimento che facilmente avrebbe riconosciuto come "beatitudine".
L'acqua sui suoi vestiti, le gocce della fontana nel parco sottocasa che si mischiavano al sudore delle sue spinte, in quegli attimi di totale estraniamento da quello che poteva considerare il suo stato mentale perennemente angosciato da preoccupazioni che non erano le sue. Le risa di gioia che avevano sostituito quelle di scherno, mentre Capiva.
Capiva quanto lui fosse realmente Rimasto.
Di come lui fosse l'insensata eccezione a quella regola che si era imposto. Delle sue carezze, delle sue frasi stupide, di quelle piccole attenzioni che gli aveva riservato. Nel vederlo camminare, saggiare la figura e ridisegnarla con linee immaginare quando era lontano.
Capacitarsi di dove trovasse quella costante allegria, quella forza, quel calore che sprigionava con potenza, che si estendeva a lui come un ritorno di fiamma, il fuoco d'artificio che gli aveva di punto in bianco illuminato la vita. Quando come un incendio aveva fatto divampare l'inferno nella sua cassa toracica, un inferno che somigliava straordinariamente al paradiso.
Un gesto, un bacio, sapeva i suoi punti deboli, sapeva e non sapeva allo stesso tempo, segno di quando avessero ancora modo di scoprirsi l'un l'altro. E come in un sogno, quando l'aveva visto attraverso lo specchio di lacrime che gli aveva offuscato la vista come in quel momento, quando gli aveva detto quanto lo amasse. Quanto lo amasse più di qualunque cosa avesse amato al mondo.
Le sue gemme verdi che tanto somigliavano e tanto erano differenti dalle sue, le labbra carnose che lambivano la sua pelle, il sentore che il loro sfiorarsi provocasse una terribile scossa sismica, ghiaccio e fuoco, il tepore che pareva accoglierli nell'imbrunire di quelle giornate che mai avrebbe dimenticato.
Una parola dolce,un sorriso in più,una tazza di tea abbandonata sul comodino mentre loro consumavano qualcosa di ben più saporito. Il retrogusto speziato, che a volte sapeva d'agrumi, di cui si nutriva da mesi e del quale era stato privato per troppo tempo.
Nel costatare quanto tutto questo, /tutto/ gli fosse assolutamente indispensabile, che strinse anche lui la presa.
In quel momento, si rese conto di quanto avesse realmente bisogno di lui, mentre soffocava gli improperi contro la sua spalla, il cervello completamente in tilt.

In quel momento, si rese conto di quanto non potesse far altro che amarlo.
24th-Nov-2010 02:17 am - Black Out
All&#39;insù
Fandom: Axis Powers Hetalia
PG:  Arthur Kirkland (United Kingdom of Great Britain and Northern Ireland)
Rating: Verde.
Avvertimenti: *3*
Note: Due righe sulla situazione dell'attuale crisi nel regno unito. Il governo decide di spegnere la maggioranza dei lampioni di Londra e delle contee vicini dopo le 6 per risparmiare denaro.

Lo sente,quel formicolio inatteso quanto non voluto delle mani. Lo sente,quello strisciare sopra e /sotto/ la sua pelle. Le sente le urla furiose,le imprecazioni fagocitate dal mormorio di sottofondo,che tanto somigliano a una marcia,che prende l'inusuale ruolo di melodia funebre.

E mentre l'orchestra di odio e ribellione lo scovolge nel bel mezzo della notte,quando una fitta improvvisa lo ridesta e gli fa emettere un gemito prolungato,la mano che preme contro lo sterno. E' il suono della periferia,della Londra che si rivolta,quello che sente perforargli l'orecchio e corrodergli la pelle. Ed è quando mezzo milione di posti di lavoro vanno a farsi benedire,quando nelle sue città viene spenta la luce dei lampioni solo per risparmiare lurido denaro,che si chiede come diavolo erano arrivati a questo. 

Il buio su Londra. 

Black out.

30th-Oct-2010 07:25 pm - abstraction
Silenzio
Fandom: Axis Powers Hetalia
Coppia: Francis Bonnefoy (République française)/ Arthur Kirkland (United Kingdom of Great Britain and Northern Ireland)
Prompt: Sottrazione.
Rating: Verde.
Avvertimenti: *3*
Note: Si insomma,di quando mi viene il pallino e copioeincollo pezzi di Role che mi garbano particolarmente. Ergo,è uno schifo totale ma...abbiate pietà.


Forse avrebbe fatto meglio a stare zitto.
Forse avrebbe fatto meglio ad ascoltare quella voce che dolcemente,gli sussurrava di smetterla di comportarsi come se l'altro fosse appartenuto esclusivamente a lui,e qualcuno di estraneo glie l'avesse appena portato via.
Forse avrebbe dovuto ammettere che si comportava cosi,solo perchè aveva avuto la conferma della sola sua consapevolezza di aver avuto questo primato per secoli,e di non avergli mai dato la giusta importanza.
L'importanza che meritava davvero,quel sentimento che pulsante l'aveva lambito fin troppo generosamente del suo calore.
E ora che l'aveva perso quel calore,si ritrovava ad scalciare,a pestare i piedi a terra come un bambino a cui erano state sottratte le sue caramelle preferite.
Quelle dolci,ricoperte di zucchero,tanto dolci da stomacare.
Quelle che riescono,una volte arrivate in gola,a lasciarti l'amaro in bocca.
Dolciemente amare,cosi tanto,che avevano finito per diventare aspre. Come il loro rapporto.
E quando un bambino fa i capricci,fargli tornare la ragione è impossibile.

Specialmente quando quel bambino era uno come lui,la rabbia a farlo suo.
9th-Oct-2010 11:48 am - Fa che non si sciogli.
Sad

Ho visto le persone allontanarsi.

Ho visto i sentimenti scemare,come la luce al tramonto. Quella luce che non ti rendi conto di stare vedendo spegnersi.
Mi sono resa conto,per l'ennesima volta di come la gente menta,anche quando dice la verità.
Io che sono un essere cosi strano,in grado di definirsi costante nei suoi sentimenti quanto inconstante nelle sue decisioni,odio questo essere ipocriti con se stessi.

Ora,io vorrei solo fermarmi. E capire cosa c'è che non va.
Vorrei capire che sta succedendo intorno a me,perchè non so...ma credo che sia tutto degenerato troppo.
Sto odiando me stessa perchè sembra che sia una povera scema da compatire,perchè non riesce a risolvere le sue cose da sola. E io so che non è cosi. Perchè anche ora io sto lottando. Metto da parte me stessa e cerco di capire,di sistemare quello che si è rotto. Se riesco ad aggiustarlo allora aggiusterò anche me.

Odio poche cose,nella mia vita.
E ho odiato solo 3 persone.
Però ora sento la rabbia di qualche sera fa tornare a divorarmi.
Un pò di vino,un pò di whiskey,mi basta per avere un pretesto di piangere.
Perchè a discapito di tutto,io odio piangere.

Sto riempendo fogli. Sto scrivendo una lettera lunga quanto il formularsi delle mie emozioni attraverso i minuti.
Non avevo mai scritto,una lettera.
Forse non la imbucherò mai.
Però io scrivo,lo faccio anche se non ne sono capace.

Se a volte ti sembrerò triste,strana,sappi che mi basterà che tu mi rimanga vicina,e alla fine passerà. Sono forte,a modo mio,ma lo sono.
Tu sai che io non ho bisogno di consolazioni. Io ho solo bisogno di conferme. Tu a modo tuo,me ne dai. Ma io rimango titubante. Però so che,come ho già detto,mi basterà continuare a sorridere e a sperare. Il resto verrà da sè.

Ora mi rimane solo da chiederti...se il Dio che tu dici esistere,esiste davvero...voglio faccia che  l'intreccio delle nostre mani non si sciogli.
Posso anche fare a meno dei polmoni,cosi.
Un altro bicchiere giù per la gola,e andrebbe bene anche cosi.

Davvero.

4th-Sep-2010 03:00 am - Dependance.
depression
  Lo sai,ho passato questo arco di tempo,credendo che ogni tuo gesto rappresentasse il mio modo d'essere.

quanto mi sbagliavo.

Ancora oggi,non riesco a capire quando,è iniziato questo cambiamento.
Ancora oggi,non riesco a capire dove,io abbia sbagliato.

E so fossi stato tu,a sbagliare?

Ho peccato il mio corpo,solo per renderti soddisfatto.
Ho sporcato il mio animo,per paura del tuo abbandono.

In cambio,ho ricevuto un abbandono ben più doloroso,e silenzioso.

Il logorare dell'Essere.

Quanto credi che io abbia sofferto,prima di incontrare te?
Non lo saprai mai,o forse,lo sai ma non te ne rendi conto,non lo farai nè ora e mai.

Per quanto ancora,hai intenzione di credere a quei finti sorrisi,a credere che un pianto sia solo il capriccio di una bambina che vuole crescere troppo in fretta?

Dopo quasi un anno,la mia unica consapevolezza,è il mio stesso io.
Io sono Io,Tu sei Tu.
è questa la vera barriera che rende solo,un essere umano.
La cortina di ferro e piume,che mi estranea dagli altri.

Conosco persone che hanno sofferto,sicuramente più di me.
Sono loro oramai che mi danno la forza di vivere,perchè mi sento fortunata,a modo mio.

Non sei più tu,che oramai mi stai solo,pian piano,distruggendo.

Tempo fa persi le mie ali...Vedo tutto rosso ora.

un colpo.
Un altro ancora.
Sangue.

Occhi velati d'odio. Tristezza.
Tutto si sta tingendo di rosso.
Tra rose scarlatte e girasoli macchiati di orribili colpe,mi prosto ai tuoi piedi,ora che non ho più la mia innocenza.


C'è una parte di me,a te sconosciuta,che mi mantiene in contatto,seppur in precario equilibrio,con la mia vera essensa.
La bambina che si avvicinava a tutti,che proteggeva tutti,e non faceva parte di alcun gruppo,di alcuno stereotipo.

Gli bastava se stessa.

Io bastavo a Me stessa.


Se potessi tornare a quel tempo,credo che tu saresti una di quelle cose che cercherei di non far entrare nella mia vita.

O forse no?

Ho subito talmente tanti sopprusi...sono stata costretta a dire talmente tante bugie,mantenendo il mio animo sincero,sono stata obbligata a mettere tante di quelle maschere,che ne ho abbastanza,di indossarle per non ferire le persone.

Lo sai,io ho un sogno.
e sai,che ne fai parte anche tu?

Le persone devono proteggere i proprio sogni.
è per questo che ho calpestato me stessa per te.

Ma non credo,che riceverò un grazie per questo,anzi.
Credo,che un giorno tu mi rinfaccierai ogni,singola cosa.

Già ne rido al pensiero.
Ti ho sognato innumerevoli volte,o mio amore.

Col tempo,ogni sogno è divenuto più triste,la terra sotto di me,più arida.

In questo periodo,dove tu stai pian piano perdendo l'amore per me d'un tempo,ho capito una cosa.

Ho capito che non posso continuare a farmi del male...Io non posso più dipendere da te.

Non più.
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